Il 3 maggio al termine di 5 ore di domande ricevute da migliaia di soci presenti all’annuale assemblea della sua impresa, un imprenditore di 94 anni ha chiuso dicendo: “penso che sia arrivato il momento in cui Greg dovrebbe prendere il mio posto come amministratore delegato alla fine dell’anno”.

Warren Buffet è un grande imprenditore: 60 anni fa ha acquisito una tessitura del Massachusetts sull’orlo del fallimento ad un prezzo di borsa inferiore al suo patrimonio netto facendola diventare la più grande “investment company” del mondo con un ritorno nel periodo del 5.000.000% (circa il 20% annuo) rispetto a quello dell’S&P di 39.000%.

Per familyandtrends la successione è interessante, anche, perché Buffet ha sempre criticato il capitalismo familiare affermando che il suo tratto distintivo sia il monopolio ed il nepotismo ed etichettando le famiglie imprenditoriali come “the lucky sperm club”. Nonostante questo ha lasciato le azioni ai propri figli, dentro dei trust, e ha proposto Howard, suo figlio, come futuro presidente di Berkshire (mentre l’amministratore delegato sarà appunto Greg Abel): la sua successione ha alcuni aspetti da cui si può imparare.

Primo: bisogna prepararsi per tempo ma non aver fretta di andarsene. Buffet per 30 anni ha parlato della sua successione, in questi anni ha anche licenziato un top manager che era stato indicato come futuro amministratore delegato senza grandi cataclismi aziendali. Abel, dal canto suo, è stato cresciuto per 25 anni in azienda e ha preso pian piano sempre maggiori ruoli operativi in azienda sino ad essere scelto come suo successore nel ruolo di amministratore delegato. Oggi Abel ha la responsabilità di tutte le attività operative e degli investimenti di Berkshire tranne le assicurazioni. Queste rappresentano il cuore del modello di business offrendo denaro a basso costo (il float, i.e. gli anticipi dei clienti) per gli investimenti di Berkshire ed è forse per questo che il fondatore ha tenuto la delega per sé più a lungo.

Secondo: bisogna assicurare stabilità preparando l’impresa e i suoi soci. Quanto un novantaquattrenne possa essere ancora ritenuto un valore per l’impresa lo ha dimostrato il -5% delle azioni Berkshire il giorno successivo all’annuncio e questo per quanto Buffet si sia premurato di avvisare i suoi soci che Abel farà meglio di lui, che la famiglia Buffet non venderà una sola azione e che lui resterà presidente.

La famiglia Buffett negli anni ’70, da sinistra Howard, Peter, Susan, Warren, and Susie.

Terzo: le imprese si possono possedere con il voto plurimo. A chi sostiene che le azioni “si contano e non si pesano”, non si può non far notare che la società di investimenti di maggior successo, quotata nel più sofisticato mercato finanziario al mondo è controllata con azioni a voto maggiorato. Buffet possiede personalmente circa il 15% delle azioni, ma essendo azioni A gli garantiscono circa il 30% dei diritti di voto.

Quarto: i valori e il modo di fare impresa durano più a lungo degli amministratori delegati. Da 25 anni Buffet indica suo figlio Howard come futuro presidente, il che è curioso perché la scelta arriva da un accanito critico del capitalismo familiare. Alla domanda perché sceglie Howard come presidente Buffet, nel 2011, rispose: “mi preoccupa che chi prenderà le redini di Berkshire, in qualche modo possa utilizzarla come il suo personale “parco giochi”. Questo cambia il modo in cui le decisioni vengono prese e il rapporto con gli azionisti. Le probabilità che ciò accada sono molto, molto, molto basse. Ma avendo Howie come presidente si aggiunge un altro livello di protezione”. Buffet rispose poi in modo illuminante alla domanda successiva della giornalista: “Io credo che qualcuno che guardi da fuori potrebbe obiettare: ma cosa sa mai dell’azienda?” “Oh ne sa in abbondanza… per quanto riguarda i valori fondanti l’azienda, ne sa, certamente. Sicuro. Intendo dire, lui non conosce quali polizze di assicurazione stiamo sottoscrivendo oggi o quanti posti a sedere la B.N.S.F. [l’azienda di trasporto ferroviario] ha venduto lo scorso weekend. Tuttavia conosce i valori che sottendono a tutto questo”. Anche chi non vede molto valore nel capitalismo familiare ha scelto suo figlio per proteggere i valori dell’impresa che ha fondato.

Tra i compiti assegnati ad Howard nella lettera agli azionisti del 2014 Warren ha affidato quello di essere la “valvola di sicurezza”: quando un CEO non sta andando bene, a lui si dovranno rivolgere gli altri componenti del consiglio di amministrazione “per gestire la situazione prontamente e correttamente”. Qui, forse, sta il punto di debolezza della successione di Buffet: quando in futuro ci sarà un momento di crisi, di grave tensione con un CEO, di attacco da parte di potenziali acquirenti o di azionisti attivisti, di profondo disaccordo con i suoi fratelli: con quale autorevolezza e forza data dalla responsabilità del proprietario si porrà Howard che di Berkshire non è azionista (le azioni sono state lasciate a fondazione benefiche), non è fondatore, non è manager e non ha una conoscenza tecnico operativa maturata in un periodo di lavoro interno all’impresa? È possibile che il più grande investitore di tutti i tempi, nel pianificare la successione della sua impresa, si sia dimenticato del valore che ha il ruolo dell’investitore nei momenti di grave crisi dell’impresa?

A questa domanda, come in ogni passaggio generazionale, sarà il tempo a dare risposta, familyandtrends ha solo un’opinione a riguardo.