L’ultimo familyandtrends ha affermato: “Per Bernard Arnault il dilemma principale resta, chi indicare come successore”; tra i commenti ricorrenti all’articolo c’era la domanda su chi fosse il figlio più adatto. La risposta è tutti.
Arnault ha ereditato un’attività immobiliare, quindi, non è un imprenditore di prima generazione, ma di LVMH è un (ri)fondatore. I giornalisti di Le Monde, non si sono soffermati su questa importante verità, hanno preferito soffermarsi su: “ha un ascensore tutto per sé”, “si cura … di arrivare alle riunioni un minuto esatto dopo gli altri [per far vedere che è il capo]”, “sul suo telefono ha installato un’applicazione dove compaiono i dati del gruppo, punto vendita per punto vendita”, “può benissimo presentarsi a una riunione con il meccanismo di un orologio in mano o esaminare la chiusura di una borsa sotto ogni punto di vista”. È sorprendente più la loro sorpresa che i comportamenti di Arnault: se la Gauche Caviar frequentasse un po’ di più le imprese saprebbe che sono comportamenti comuni a moltissimi imprenditori. Certo la cosa dei dati per punto vendita sul telefono ha certamente generato un po’ di invidia nei cinque imprenditori lettori di familyandtrends e qualche grattacapo ai loro responsabili IT immediatamente contattati per avere la stessa cosa, ma per il resto si tratta di efficienza e ossessione per il prodotto: cose in cui gli imprenditori italiani sono maestri nel mondo.
Come ad ogni fondatore, comunque, non è possibile che ad Arnault succeda una sola persona. Il fondatore è insieme tutte e tre le sfere di John Davis: famiglia, proprietà e impresa; per garantire la continuità è necessario creare un sistema, nell’esperienza di familyandtrends anche alquanto sofisticato. Ecco una proposta di soluzione per Bernard Arnault.
È necessario che i ruoli siano attribuiti sulla base dei curricula dei cinque figli; che venga ipotizzato e poi adattato nel tempo un calendario di avvicendamento, in questa proposta di “soluzione per Arnault” sarà in quattro fasi in modo da risolvere i ventitré anni che corrono tra Delphine, primogenita di primo letto, e Jean, ultimogenito di secondo letto. È inoltre necessario che vengano create alcune strutture di governance familiare di cui, ad oggi, non si ha evidenza, e che ogni successore lasci le deleghe, non l’impresa; in modo che ogni carica sia a termine ma l’appartenenza a vita. Di seguito una prima ipotesi per il futuro dei cinque figli, naturalmente dovrà poi essere sofisticata, adatta, modificata sotto la responsabilità di un comitato (anche endoconsiliare) di persone di fiducia. I primi passaggi avverranno nel 2032, quando Bernard avrà 83 anni e mancheranno due anni al limite degli 85: il periodo 2026-32 sarà chiave per validare le ipotesi fatte, si avrà in questo modo un percorso chiaro di come le cose andranno se i successori mantengono le attese. In caso contrario il comitato potrà affinare, adattare e, anche, stravolgere il piano.
Frédéric sarà PDG (Presidente ed Amministratore Delegato) di LVMH. Avrà un ruolo principale nella gestione, è l’unico, infatti, ad aver completato il ciclo: strategia e sviluppo digitale in TAG Heuer, amministratore delegato della stessa maison, poi CEO di una divisione multi-marca (Hublot, TAG Heuer, Zenith), poi dal 2025 CEO di Loro Piana, terza maison del gruppo per ricavi e la più delicata sul piano della filiera. Unico tra i fratelli, è direttore generale di Financière Agache la holding intermedia tra l’accomandita e le controllate operative. Nel 2032, momento di ingresso nella carica di PDG avrà 38 anni; per chi solleva qualche dubbio per la giovane età si ricorda che Bernard acquisì Boussac/Dior a 35.
Delphine sarà presidente di Agache Commandité e del “Conseil de Surveillance”. Avrà un ruolo principale nella proprietà e manterrà un ruolo come presidentessa non esecutiva di Christian Dior Couture. Detiene già oggi la presidenza dell’accomandita ed ha l’anzianità maggiore sia anagrafica che aziendale. La sua preparazione comprende EDHEC e LSE, McKinsey, vent’anni tra Dior e Louis Vuitton, è stata componente del consiglio di amministrazione e del comitato esecutivo di LVMH, ha ottime esperienze in altre sofisticate strutture di governace, e.g. consigliera di Ferrari e Havas. Il passaggio da amministratore delegato a presidente di Dior non sarebbe un declassamento: è lo spostamento dalla sfera della gestione a quella della proprietà. In questo modo si avrebbe un ulteriore elemento di equilibrio del sistema, con un PDG di secondo letto e una presidente di primo. Dovrà avere anche un ruolo permanente come custode del talento creativo di gruppo: è la funzione che già le appartiene, ha creato e presiede da oltre un decennio il premio del gruppo per i giovani stilisti. Come ha ricordato lo stesso Bernard, nella sua magistrale lettera di risposta a Le Monde nel lusso la risorsa scarsa non è il capitale, è il talento creativo. È, inoltre, un ruolo che nessun manager esterno potrebbe svolgere con la stessa legittimità.
Antoine sarà presidente di Christian Dior, del (neocostituito) consiglio di famiglia e delle fondazioni. Avrà un ruolo principale nell’essenza della famiglia imprenditoriale. La sua preparazione comprende HEC e INSEAD, venticinque anni su immagine, comunicazione e sostenibilità, presenza operativa nei media del gruppo, presidenze non esecutive di Berluti, Loro Piana, le Journées Particulières. È il fratello con il maggior capitale relazionale e reputazionale e nella sua carriera ha manifestato meno focalizzazione sull’operatività e sui risultati economici. Sarà il custode dell’identità familiare, interfaccia con lo Stato e con la stampa, responsabile del mecenatismo. È anche il solo che abbia già dimostrato di saper parlare a nome di tutta la famiglia. Avrà, anche lui, un ruolo permanente: ambasciatore istituzionale e custode dell’essenza imprenditoriale. Il bene che la famiglia rischia di perdere nella successione non è una persona, è l’essenza con cui si acquisisce una maison, la si riposiziona e la si fa crescere. Se resta nella testa del fondatore, muore con la sua uscita. Codificarlo e insegnarlo attraverso le strutture formative che il gruppo già possiede per il management e per i mestieri artigiani è un compito chiave, richiede autorevolezza familiare, e sarebbe difficile per un consulente o manager esterno farlo al posto della famiglia. È la differenza tra trovare il migliore dei manager e assicurare visione imprenditoriale a ogni generazione. Antoine avrà come ruolo permanente, dal 2030 e senza scadenza quello di ambasciatore istituzionale e custode dell’essenza imprenditoriale.
Alexandre sarà directeur général délégué, delega M&A e sviluppo. Avrà un ruolo principale nella gestione delle acquisizioni. È l’unico con una comprovata esperienza nelle operazioni straordinarie: ha acquisito Rimowa a ventiquattro anni e l’ha guidata per quattro; ha gestito l’integrazione e il riposizionamento di Tiffany dopo un’acquisizione da 15,8 miliardi di dollari; dal 2025 è vice amministratore delegato di Moët Hennessy, dove ha condotto una ristrutturazione con un taglio del 13% dell’organico, in una divisione che ha un socio come Diageo al 34%. A lui sarà affidata la capacità di deal-making, un tratto che caratterizza da sempre Bernard e l’essenza imprenditoriale di LVMH.
Jean, con i suoi 28 anni il più giovane, dovrà cimentarsi per crescere e ha ancora molto da dimostrare; potrebbe farlo nella divisione Montres & Joaillerie (Tiffany & Co., Bulgari, TAG Heuer, Hublot, Zenith, Chaumet e Fred). Nell’ipotesi di futuro qui disegnata il suo ruolo sarà nella gestione, con crescita progressiva. Il suo curriculum comprende MIT in ingegneria meccanica e Imperial College in finanza, formazione nell’orologiera, costruzione da zero dell’alta orologeria Louis Vuitton, potrebbe divenire un profilo del métier puro della famiglia, l’unico con una competenza tecnica di prodotto nell’area orologi e gioielleria (sarebbe lui in sostanza a “presentarsi a una riunione con il meccanismo di un orologio in mano” come oggi Le Monde ci racconta fa Bernard). Dovrà crescere cimentandosi con un conto economico, magari in una maison media per due/quattro anni, poi in una divisione. Avrà anche un ruolo come presidente del Comitato nuove generazioni nel consiglio di famiglia: per età e per presenza futura è colui che più di tutti avrà interesse ad essere coinvolto e credibilità verso la terza generazione.
Questa la prima ipotesi di continuità che familyandtrends proporrebbe a Bernard se richiesto, certamente Arnault avrà consulenti migliori. Come ha detto l’imprenditore francese il patrimonio di LVMH “lo si coltiva, lo si protegge, lo si tramanda”: spetta solo a lui decidere come.
