Al ventunesimo convegno dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari, AIDAF, appena concluso nella bellissima cornice offerta dall’elegante Palermo l’umore degli imprenditori era mutevole. Il contesto internazionale non può lasciare indifferente nessun cittadino, quindi neppure chi ha la responsabilità di possedere e guidare un’impresa.

Inoltre, il contesto comincia ad avere impatti forti sul funzionamento delle imprese: i costi dell’energia e delle materie prime sono arrivati ad un punto in cui costringono non solo alla compressione dei margini ma a trovare modi per trasferire a valle nel prezzo gli aumenti. I più vecchi (e saggi), che hanno vissuto l’inflazione degli anni ’80, vedono chiaramente la differenza: allora il prezzo dei beni aumentava a fronte di un aumento degli stipendi; era una dinamica caotica, che spesso produceva ingiustizie, ma prezzi e capacità di spesa tutto sommato si muovevano nella stessa direzione. Oggi non è così: i maggiori costi arrivano a una domanda che è estremamente anelastica con imprese che non riescono ad assorbire i costi e consumatori che vedono erodere i loro standard di vita. Come se non bastasse, dalla plastica alla carta, dai mobili alle auto, arrivano da altri continenti concorrenti tecnologicamente e managerialmente preparati che sembrano però non avere la stessa pressione sui costi e possono entrare nel mercato a prezzi inferiori del 10/20% o di più.

Anche se l’umore è mutevole, i valori che creano le strategie delle aziende familiari non cambiano. “Valori” è una parola inflazionata nel marketing della comunicazione manageriale, a tutti gli effetti una buzzword; familyandtrends osservando il parterre di imprenditori ha provato a sintetizzare quelli maggiormente condivisi; sono tre: rispetto, eccellenza, integrità. Cosa significano in concreto queste parole?

Rispetto significa avere riguardo, “guardare di nuovo”, ed è la base del “prendersi cura”, elemento chiave del buon proprietario che ha la responsabilità della cosa posseduta, ancor di più se la cosa la si è ricevuta. È, forse, più facile dimostrare rispetto per le cose importanti, certamente per un’azienda, per una tradizione, ma la cultura di un’organizzazione si vede nelle piccole cose. Durante il ricevimento tenuto in un albergo di proprietà familiare, i camerieri spiegavano le leccornie che servivano, si assicuravano che ognuno dei moltissimi ospiti non solo cenasse ma capisse che cosa per la cultura di Palermo quel cibo significasse. Quando ogni persona dell’organizzazione fa il suo per assicurarsi che i particolari possano contribuire all’esperienza del cliente significa che chi guida quell’organizzazione ha l’attitudine al rispetto nel fare il proprio lavoro per gli altri.

Eccellenza è la volontà di fare il meglio possibile ciò a cui ci dedichiamo. Si tratta di sviluppare instancabilmente e perfezionare continuamente le nostre capacità. Le persone che eccellono non sono quelle naturalmente dotate, quelle che hanno avuto la possibilità di partire in vantaggio perché più intelligenti, ricche, abili; le persone che eccellono sono quelle che non smettono mai di impegnarsi per migliorarsi e diventare, giorno dopo giorno, migliori di com’erano il giorno precedente. Anche in questo caso, un valore su cui è facile costruire campagne di comunicazione aziendali ma in cui la prova del nove è nelle piccole cose. Come in tutti i convegni, a molti capita di salire sul palco in interventi, interviste, tavole rotonde; si tratta di imprenditori, manager che parlano ogni giorno nei contesti più diversi, in azienda, in pubblico, etc. Eppure, è affascinante osservare come prima di intervenire si preparano con minuzia e attenzione e finito si chiedono cosa sia andato bene e, soprattutto (se non solo), cosa si possa fare meglio. Anche l’eccellenza si vede nelle piccole cose.

Integrità è quanto non può essere toccato, è ciò che fa in modo che in ognuna delle migliaia di decisioni che si prendono ogni giorno in un’organizzazione o in un gruppo ci sia un cancello che si chiude automaticamente quando un valore viene “toccato”. Nel momento in cui c’è accordo sui valori che devono guidare un’organizzazione, tutti hanno lo stesso comportamento e non ci si deve neppure fermare a discutere se compiere o meno un determinato atto: si è tutti d’accordo prima. Valore può sembrare un concetto o troppo aulico, per definizione sempre positivo, o troppo etereo, per definizione poco pratico, o troppo legato a una persona, per definizione poco applicabile a gruppi; eppure, la nostra società da non pochi secoli opera seguendo dieci principi che non mettiamo in discussione, sono dieci tra cui, ad esempio, non uccidere e non rubare. In un gruppo di imprenditori famigliari questi valori sono la volontà di agire nella convinzione di poter cambiare le cose, il senso di responsabilità sociale ed imprenditoriale che ne consegue, la convinzione che ogni generazione deve, e può, rifondare l’impresa rendendola migliore e più adatta ai tempi in modo che possa passare a generazioni successive.

Il convegno si intitolava “Capaci di innovare: valori, strategie, continuità nelle imprese familiari”: gli incontri sono stati proficui e c’era ottimismo; anche sapendo che il futuro non riserva niente di facile, che molte strategie non funzioneranno, che molte imprese non ce la faranno e che tante famiglie non riusciranno a consegnare l’azienda alle prossime generazioni. Se fosse facile, non ci sarebbe bisogno di incontrarsi, confrontarsi e prepararsi per il futuro.