Gestire un’impresa è complesso, gestire un’impresa familiare può essere reso un po’ più complesso dalla necessità di tenere in equilibrio le tre sfere identificate da John Davis più di quarant’anni fa: la famiglia, la proprietà e l’impresa.

Queste sfere sono sottoposte a forze centrifughe e sono necessari pesi e contrappesi perché il sistema nel suo complesso resti in equilibrio. Le tre sfere hanno al loro interno un insieme di strutture e processi ed hanno bisogno di una serie di strumenti per funzionare bene. Osservando questi sistemi complessi nelle famiglie imprenditoriali che, nel mondo, hanno superato la fase del “consorzio di cugini”, tipicamente la terza generazione, e hanno avviato la fase della “dinastia” si può sintetizzare un diagramma che abbraccia la massima complessità possibile, almeno per oggi, visibile nelle strutture di queste “dinastie”. La tabella riportata è stata costruita proprio con questo scopo: dare l’idea della massima complessità possibile, non per perseguirla ma perché nel tempo familyandtrends ha imparato che è meglio partire dall’intero e togliere ciò che non serve che cercare di costruire da zero.

Il diagramma può sembrare complesso, ed in effetto lo è, ma c’è una domanda ancora più complessa cui la famiglia imprenditoriale deve rispondere: come questo sistema di strutture, processi e strumenti sparsi nelle tre sfere resta insieme nel tempo?

La risposta è attraverso regole, valori, tradizioni e cultura.

Le regole sono sparse in molte delle strutture riportate nel diagramma ma da tempo l’accademia suggerisce che le regole specifiche della famiglia imprenditoriale siano scritte in un documento a se stante. La pratica è iniziata negli Stati Uniti (un paese stracolmo di imprese familiari molto più di quanto si creda) e lì il documento è definito “family constitution”. Quando è stato importato in Italia, il termine “costituzione di famiglia” è sembrato troppo altisonante e si è passati al più prosaico “patto di famiglia”. Oggi c’è molta confusione, più tra i consulenti di varia natura che tra gli imprenditori, su cosa sia e come vada fatto un patto di famiglia. Inoltre, dal 2006, il Legislatore ha introdotto nel Codice Civile il “patto di famiglia” che è molto diverso nello scopo di quello che altri chiamano nello stesso modo (!).

La confusione dei (più o meno esperti) redattori non è la minaccia più grave per il capitalismo familiare italiano: il rischio è spendere molte energie emotive (e molti soldi) nel trovare un accordo tra diversi familiari e poi lasciare che gli accordi raggiunti diventino lettera morta o perché lasciati in un cassetto o, peggio, perché nel tempo le regole scritte vengono disattese. Per evitare questo oltre le regole bisogna lavorare su valori, tradizioni e cultura.

I valori sono quei principi a cui tutti i familiari aderiscono. Non si tratta solo di buone intenzioni, quali essere generosi, rispettare il prossimo, andare d’accordo, etc; bensì di convincimenti cui tutti si attengono. Lo scopo dei valori è quello di dare per scontato in ogni discussione alcuni elementi perché accettati prima e da tutti. Se il principio è che il buon nome della famiglia vale più del patrimonio, non ci sarà discussione nell’investire moltissimi soldi per risarcire dei clienti o ritirare dal mercato un prodotto difettoso; se il principio è che l’azienda deve essere ricca e la famiglia povera non ci sarà discussione sulle distribuzioni dei dividendi, se il principio è che la dignità umana è un bene superiore non ci sarà discussione per un grande aumento di costi legato all’allineamento nelle retribuzioni per paesi o generi svantaggiati; se il principio è l’onesta non ci sarà discussione nel licenziare il miglior venditore perché ha usato pratiche inappropriate. I valori vanno applicati con costanza ed insegnati con rigore: non basta spiegarli è necessario arrivare al punto in cui ogni familiare ne è intimamente convinto. Quando questo non succede tutto viene sempre messo in discussione, la dinamica gestionale nell’azienda e nella proprietà si ingolfa e la solidità della famiglia si sfalda.

Le regole (vissute e non tenute in un cassetto) ed i valori tramandati di generazione in generazione diventano tradizioni. La tradizione ha il grande pregio di essere poco soggetta a cambiamenti e permette alle generazioni attuali di assicurarsi che ciò che è importante sia custodito nel futuro. Per mantenere vive nel tempo le tradizioni sono necessarie celebrazioni, insegnamenti, racconti in modo che i familiari abbiamo esempi e ricorrenze in cui comprendere e ripetere quei convincimenti su cui si fondano i valori e da cui discendono le regole.

Le regole ed i valori che diventano tradizione sono la base della cultura della famiglia. La cultura è qualcosa di più ampio che penetra tutte e tre le sfere, diventa il modo in cui i familiari dissentono, si accordano o sostengono tra loro; il modo con cui la famiglia si comporta come soggetto economico e come proprietaria, il modo con cui l’impresa opera e soprattutto si adatta all’evoluzione del contesto esterno e della competizione.

“Costituzione”, “patto” o forse sarebbe meglio anche solo “accordo” sono documenti importanti per intendersi, formalizzare, chiarire ma per essere vivi hanno bisogno che la famiglia imprenditoriale lavori sui valori, sulle tradizioni e sulla cultura.