Non capita spesso di “andare a Roma e… vedere il Papa”, ma certamente capita ancora più di rado ascoltare il Santo Padre ragionare con imprenditori delle loro imprese: tutto questo è successo durante l’udienza concessa ai membri del comitato direttivo dell’Associazione Italiana delle Aziende Familiari (AIDAF) in occasione del 19° convegno nazionale.
Cercando di tenere a bada la forte emozione provata, la prima considerazione (personale) è quanto sia sorprendente come in pochi minuti il Santo Padre sia riuscito ad evidenziare spunti ed idee che familyandtrends non ha avuto in vent’anni di studi a tempo pieno sul capitalismo familiare. Vediamone alcuni.
“Il delicato equilibrio tra famiglia e lavoro si esprime nel coraggio e nella responsabilità imprenditoriale”: nel capitalismo familiare in fondo è davvero necessario trovare un equilibrio tra famiglia e azienda; John Davis scelse le sfere per il suo modello proprio per evidenziare la necessità di lavorare continuamente per aggiustare con pesi e contrappesi sfere in continuo movimento.
Coraggio e responsabilità sono due delle caratteristiche di ogni imprenditore, ma perché? “L’agire che nasce dal cuore è audace, non si ripiega su sé stesso, ma sa guardare lontano”: il primo motore dell’imprenditore è il cuore, non è la mente, non è la fredda logica non è lo smodato guadagno; per questo il suo agire spesso non è completo se si limita all’impatto che ha sull’impresa e sul profitto, nelle parole del Santo Padre “non si ripiega su sé stesso”. Ecco perché le imprese familiari sanno “guardare lontano” (sono orientate al lungo termine, diciamo noi): non facendolo ci si ripiega su se stessi, si finisce per guardare il proprio ombelico. Come si può fare? “E’ necessaria una continua tensione tra le radici del passato e le innovazioni del futuro; altrimenti ci si ferma, si ha la pancia piena e l’agire finisce”. Con tutto il rispetto per Schumpeter e la distruzioni creatrice, così si capisce meglio: non è solo che la concorrenza rende obsoleti prodotti e modelli di business; è che l’imprenditore che smette di essere un innovatore di passato e un custode delle radici future ferma l’impresa e se stesso.
Sulla responsabilità non ci si potevano aspettare parole semplici, il Santo Padre nella Sua Enciclica Laudate Deum aveva ammonito: “Un conto è un sano approccio al valore dell’impegno, alla crescita delle proprie capacità e a un lodevole spirito di iniziativa, ma se non si cerca una reale uguaglianza di opportunità, la meritocrazia diventa facilmente un paravento che consolida ulteriormente i privilegi di pochi con maggior potere”. In questa occasione è stato, se possibile, più diretto: “…e la responsabilità, poi, è il segreto dell’economia, una parola che significa la gestione della casa (oikos nomos) ed è quindi espressione di cura. Cura per la vostra impresa, cura per la famiglia, cura per la nostra casa comune, cura per le future generazioni”. Responsabilità significa prendersi cura.
Parlando di capitalismo familiare il richiamo alle nuove generazioni non poteva mancare, cosa devono fare? “Il fondatore è un creatore: crea la mistica che le nuove generazioni devono proseguire”. Anche in questo caso, messo da parte l’impatto personale che si ha sentendo il Santo Padre usare il termine creatore con riferimento all’impresa, è quel concetto di “mistica” che spiega tutto dell’imprenditorialità. È un termine che, probabilmente, il Santo Padre ha preso in prestito dallo spagnolo, dove mística si riferisce ad uno spirito collettivo, ad una forza motivazionale che anima un gruppo di persone e la si usa per indicare quella forza invisibile fatta di passione, coesione, sacrificio e tradizione che spinge a dare il massimo e a superare le difficoltà; è qualcosa di più del semplice impegno; è un senso di appartenenza, una sorta di “anima” che guida il gruppo verso un obiettivo comune. È l’anima dell’impresa.

Il compito di “chi segue è mantenere e moltiplicare tenendo viva la mistica; se si limita ad amministrare la dinamica diventa statica”. Per farlo è necessario capire, esercitare e poi evolvere l’essenza imprenditoriale creata dal fondatore. Come evolverla? Come adattare l’impresa in modo dinamico a tempi e contesti che cambiano? Suor Alessandra Smerilli, professoressa e segretario del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, ha offerto una strada intrigante: “le iniziative nascono per dare risposta in un certo momento storico ed in un luogo ad un determinato bisogno, per evolvere le imprese mantenendole dinamiche non bisogna adattare le risposte, bisogna tenere ferme le domande e dar loro nuove risposte”.
Buon lavoro agli imprenditori di ogni generazione: anche dalla maestosità delle stanze pontificie si osserva un mondo e un momento storico in cui c’è molto da fare, da fare con coraggio e responsabilità mantenendo dinamica la Mistica.