Alla fine dell’anno il mondo aziendale è invaso da libri e report che presentano il futuro o, i meno ambiziosi, l’anno che verrà. Chi, come familyandtrends, è sufficientemente vecchio da aver passato alcuni natali a leggere questi esercizi tende a ignorarli (solo “The Word in” del The Economist resta ancora tra le letture “suggeribili”) come, dopo un po’ di anni, si fa con le previsioni dell’astrologia. In fondo non aveva torto Galbraith quando ricordava: “The only function of economic forecasting is to make astrology look respectable”.
Vista l’inutilità e la velleità di questi tentativi, anche per il 25 familyandtrends ha deciso di fare un oroscopo per le imprese e per i manager che sia davvero (?!) affidabile. Potrebbe essere sbagliato, ma con cinque minuti di lettura saprete cosa succederà, e potrete dedicare il resto delle vostre vacanze ai vostri cari e a divertirvi.
Nell’oroscopo 23 familyandtrends vaticinava: “i riassetti geopolitici continueranno; l’era Teacher-Reagn è finita e se ne è aperta una che, se va bene, sarà caratterizzata da multipolarità e stati forti e ricchi, se va male, da confusione e azzuffate”. Nel 24: “i riassetti geopolitici arriveranno ad un punto di svolta, più di quattro miliardi di persone voteranno”. E’ un bel risultato che un così grande numero di persone abbia potuto contribuire al futuro dei propri paesi con il voto, il 25 sarà l’anno in cui gli eletti dovranno passare dalle promesse ai fatti: considerate le promesse potrebbero non mancare confusione ed azzuffate. In questo contesto resta un dovere morale per le imprese, per chi le possiede e per chi le guida tenere aperti canali di comunicazione, di comprensione e di scambio con chi sta dall’altra parte, qualunque questa altra parte sia. Il rallentamento della globalizzazione, la crisi delle istituzioni politiche sovranazionali, i dazi saranno elementi che potranno modificare ma non annichilire le relazioni d’affari e il commercio internazionale.
Passando dalla geopolitica alla macro economia, nel 23 familyandtrends aveva predetto la recessione (sbagliando), nel 24 la discesa dell’inflazione e forse la recessione (sbagliando di nuovo); per il 25 predire la recessione significherebbe perseverare. Il debito dei governi è cresciuto molto in questo quarto di secolo ed in modo accelerato dopo il Covid; il rapporto debito/PIL è 84% in Europa (noi siamo i secondi con circa il 135% dopo la Grecia 162%, la Germania è ben sotto il 70%), 104% in Gran Bretagna, 123% in USA, 255% in Giappone. Le regole europee costringeranno molti governi (il nostro si è già impegnato) a piani di rientro che dovrebbero avere un impatto sulla crescita. Per gli Stati Uniti l’immediato futuro è più roseo: continueranno ad esercitare il loro diritto di signoraggio, a stampare dollari, ad avere una bilancia commerciale negativa. Trump a settembre ha dichiarato che “perdere il dollaro come moneta del mondo, sarebbe l’equivalente di perdere una guerra”, a dicembre ha minacciato dazi del 100% ad un gruppo di paesi emergenti che stava valutando una moneta alternativa. Il diritto di signoraggio si basa sulla fiducia nella moneta e nell’autorità che la emette: le minacce non sono un buon inizio. C’è da sperare che l’instabilità geopolitica non crei un cortocircuito con la tensione finanziaria mettendo in crisi il sistema mondiale basato su una moneta di scambio, il dollaro, che non ha alcun collegamento con un bene fisico. In fondo tra il dollaro e il bitcoin, in termini di valore intrinseco, non c’è molta differenza se non per il potere del proprietario della stamperia che li produce.
Chiuso il panorama macro, alcuni spunti di riflessione per il 25.

Il primo: diversificare. Nei primi 25 anni del secolo il mantra è stato “aprite il capitale”, nel secondo potrebbe essere “usate il capitale”. Le famiglie imprenditoriali hanno capitali propri, hanno family office, hanno imparato ad usare il capitale altrui mantenendo il controllo, sono diventate molto più sofisticate nell’avere a che fare con la marea di denaro stampata dalle banche centrali. Perché non diventare più imprenditori del proprio capitale gestendolo in modo diverso, pensare a come utilizzare il proprio DNA imprenditoriale in altri settori (con approcci solidi e non affidandosi a parole di moda come “adjacent markets”), creare o sviluppare la holding come società di investimento, occuparsi più di corporate strategy oltre che di business strategy, sperimentare e affinare metodi per accordi tra famiglie imprenditoriali per sviluppare nuove iniziative?
Il secondo: “continentalizzare”. Nei primi 25 anni del secolo il mantra è stato “internazionalizzarsi”, nel secondo potrebbe essere “continentalizzarsi” per sfruttare più a fondo le opportunità del continente europeo. Certo entrare o crescere, ad esempio, negli USA, continuerà ad essere un bel modo di perseguire opportunità, ma instabilità geopolitica e arretramento della globalizzazione potrebbero suggerire di cogliere a fondo, anche, le opportunità più vicine. La Polonia ha circa gli stessi abitanti della California, la Spagna del Texas, i Paesi Bassi dello stato di New York, la Florida della Romania: abbiamo davvero perseguito tutte le opportunità che abbiamo vicino prima di andare a fatturare qualche dollaro in altri continenti?
Il terzo: sfruttare i talenti imprenditoriali. I primi 25 anni del secolo hanno invertito il rapporto capitali disponibili/imprenditori. Oggi ci sono circa 600 mila miliardi di dollari al mondo (in Italia sono 10 mila) che cercano opportunità di investimento in un PIL mondiale di circa 100 mila miliardi (in Italia è 2 mila): la vera risorsa scarsa sono gli imprenditori che quelle opportunità le intravedono e le perseguono. L’accademia ha dimostrato che il primo elemento che fa prevedere il diventare imprenditore nella vita è che si sia vissuti in una famiglia dove c’erano degli imprenditori; le famiglie imprenditoriali non solo hanno il dovere di assicurare almeno un imprenditore che in ogni generazione si prenda cura dell’impresa, sono delle vere e proprie incubatrici di imprenditori. Stiamo davvero sfruttando tutti i giovani familiari e i loro talenti? Stiamo davvero eliminando ogni vincolo, gelosia, preoccupazione che blocca per i giovani l’avvio di percorsi imprenditoriali nelle aziende attuali, nelle holding, nelle nuove partecipazioni, nelle nuove imprese da far nascere?
Sfruttiamo qualche giorno di pausa per pensare a mente lucida come poter fare qualcosa di nuovo o di meglio nel prossimo anno. Come ricorda spesso a familyandtrends un grande manager: “managers are not paid to make the inevitable happen”. Buon 25 a tutti gli imprenditori e i manager che nell’anno che verrà si impegneranno per fare la differenza.