In una recente intervista è stato chiesto a familyandtrends se la Armani sarà acquistata dai gruppi indicati dal fondatore nel suo testamento, e.g. LVMH, EssilorLuxottica, L’Oréal, o se sarà quotata, altra opzione prevista dal testamento. Forse i decisori hanno un’opinione credibile sul destino, tutti gli altri possono tentare delle risposte; familyandtrends ha optato per la borsa.

Molti imprenditori inseriscono nei testamenti desideri per il futuro, Giorgio Armani è stato molto più preciso e puntiglioso nello stabilire cosa debba succedere dopo la sua morte: resta però che per una vendita ci vuole l’accordo delle tre figure scelte per gestire le decisioni future e di fronte a offerte concorrenti e magari non sempre soddisfacenti in qualche sfumatura si possa avere la stessa opinione.

Due delle tre imprese indicate, L’Oréal e EssilorLuxottica, hanno relazioni di lunga data con Armani e accordi per il futuro come licenziatari ma hanno un modello di business e una focalizzazione settoriale ben diversa. LVMH potrebbe aggiungere Armani alla sua collezione di brand con un modesto sforzo finanziario rispetto al suo bilancio; si troverebbe a gestire un marchio relativamente piccolo, ma fortemente identitario e difficilmente assimilabile ai modelli di integrazione tipici dei conglomerati del lusso. Per dirla con le parole di Giorgio Armani, già ricordate in un precedente familyandtrends, “Questi gruppi francesi vogliono fare tutto, non lo capisco… è un po’ ridicolo… Perché dovrei essere dominato da una di queste strutture gigantesche che mancano di personalità?”. Ora non ci sarebbe più il Re ad “essere dominato”, ma restano i principi fondanti per la sua impresa scritti nel testamento: priorità allo sviluppo continuo a livello globale del nome “Armani”; ricerca di uno stile essenziale, moderno, elegante e non ostentato con attenzione al dettaglio e vestibilità;  attenzione all’innovazione, eccellenza, qualità e ricercatezza di prodotto; mantenimento di adeguato livello di investimenti per il continuo sviluppo dei marchi.

Inoltre bisogna considerare che il settore del lusso si trova in un punto di flesso, dopo vent’anni di crescita continua, il numero di consumatori non sta più crescendo e la loro capacità di scelta senza essere guidati solo dal prezzo è migliorata, anche nei paesi emergenti. I due gruppi che hanno definito il settore in questi vent’anni, LVMH e Kering, hanno di fronte un passaggio generazionale che metterà alla prova i loro creatori: Bernard Arnault ha esteso il limite di età a 85 anni e a 76 ha quattro figli in azienda; Francois Pinault ha 89 anni e ha in questi giorni con Luca De Meo giocato la carta della managerializzazione per uscire da un momento di difficoltà di alcuni marchi.

Nel caso l’integrazione in un grande gruppo fosse stata davvero la migliore scelta per la Armani, perché non la ha perseguita direttamente il suo fondatore? Chi meglio di lui avrebbe potuto scegliere il partner ideale e accompagnare una convivenza o un’integrazione? Si potrebbe obiettare che il Re della Moda, il più grande stilista rimasto indipendente, non poteva perdere il controllo assoluto del suo regno. Possibile, ma un altro monarca assoluto come Enzo Ferrari trovò la soluzione: appoggiò la sua impresa alla FIAT e si accordò di persona con l’Avv. Agnelli per continuare a regnare dove aveva interesse a farlo in modo assoluto. Sono passati 37 anni dalla morte di Enzo e la Ferrari è cresciuta rigogliosa rimanendo fedele al DNA del suo fondatore con un erede socio che ne protegge l’eredità tecnica e morale.

Nel caso in cui non si trovi l’accordo giusto con un compratore o non si abbia il tempo per ingegnerizzare l’operazione finanziaria, le indicazioni testamentarie sono precise: non resta che la borsa: ecco perché potrebbe essere la risposta alla domanda posta.

È la soluzione giusta? La sfida vera non è chi avrà le azioni ma chi avrà l’autorevolezza e la capacità di fare ciò che Giorgio Armani si augurava in vita: “Mi auguro che il gruppo continui a prosperare anche in mia assenza. La sfida più grande sarà rimanere al passo coi tempi ed evolversi mantenendo una visione inclusiva della moda, in cui l’individuo continui a giocare un ruolo centrale”. A chi toccherà assicurarlo nel tempo avrebbe fatto comodo avere l’aiuto di una proprietà definita in modo chiaro dal fondatore.