Mercoledì 9 luglio 2025 Red Bull ha annunciato di aver sospeso da ogni attività operativa Christian Horner, CEO di Red Bull racing da quando, vent’anni fa, Dietrich Mateschitz gli diede le redini della scuderia Jaguar appena acquistata per un dollaro da Ford. familyandtrends il 20 aprile del 2024 ha scritto: “Tra tre anni Red Bull arriverà ultima in Formula 1 dimostrando che quando si rompe l’equilibrio sinergico imprenditore-manager anche l’impresa più di successo ne viene fatalmente indebolita. La previsione è certamente azzardata, la scuderia domina i circuiti da anni…”.
Per capire quanto fosse azzardata la previsione: Verstappen aveva vinto gli ultimi 3 titoli e stava vincendo il quarto essendo arrivato primo nei 4 dei primi 5 gran premi della stagione; Red Bull aveva la macchina ed il pilota più performanti e manager stellari: il tecnico Adrian Newey, lo scopritore di talenti Helmut Marko, e appunto Horner. Inoltre per gli amanti della cantilena “perché un familiare deve occuparsi dell’azienda se ci sono altri 8 miliardi di candidati” è opportuno evidenziare che anche il team manageriale di Red Bull era stellare: il duo CEO, Franz Watzlawick, e CFO, Alexander Kirchmayr, aveva lavorato con il fondatore a lungo e Oliver Mintzlaff, guidava da sempre e con enorme successo la parte sportiva.
Da quel familyandtrends: Adrian Newey ha lasciato la scuderia durante la stagione seguito da altri tecnici meno visibili ma chiave andati in McLaren e Sauber; Verstappen sta valutando seriamente di andare in Mercedes, l’auto ha perso capacità di competere, e la seconda Red Bull … da due gran premi arriva davvero (!) ultima. familyandtrends porta male? No: Red Bull è un’azienda familiare con tre elementi di grave instabilità.
Il primo: la proprietà non è solida. I due fondatori avevano un equilibrio unico e non ripetibile: Chaleo aveva la maggioranza, era interessato alla diffusione nel mondo della bevanda che aveva inventato, non era interessato a privilegi o visibilità; Dietrich aveva la visione per lo sviluppo a livello mondiale e la conoscenza dei mercati e del marketing. Morti i due, oggi Mark, figlio di Dietrich, non può avere la credibilità del padre nella visione futura dell’impresa e non ha la maggioranza, Charlem, figlio di Chaleo, ha 73 anni, guida un poco coeso gruppo di maggioranza, ha poca conoscenza dell’azienda, una gran voglia di visibilità e privilegi.

Secondo: in questa generazione non c’è (ancora) un imprenditore. Il dovere di ogni famiglia imprenditoriale è assicurare in ogni generazione un imprenditore che guidi e adatti l’azienda al mutato contesto competitivo; questo imprenditore deve scegliere e attrarre manager bravi, bravissimi quando possibile, ma deve fare la sua parte: avere un orizzonte di medio lungo termine, vedere le opportunità e disegnare come perseguirle cercando ed assicurando le risorse necessarie, conoscere le dinamiche competitive e le direttrici di sviluppo del settore, proteggere ed evolvere l’essenza imprenditoriale e la cultura aziendale. In una parola metterci il coraggio, come il manager mette la competenza. Per ora, la famiglia Yoovidhya ha la maggioranza ma non pare avere eredi credibili; Mark (31 anni) ha fatto un po’ di carriera in azienda ma è troppo giovane per avere autorevolezza e credibilità: senza la maggioranza non sarà per lui semplice dare stabilità al management. La sua presenza a Silverstone al fianco di Helmut Marko, l’antagonista di Horner, due giorni prima del licenziamento di Horner potrebbe essere un segnale, anche se non dei migliori che si possono dare.
Terzo: senza solidità ed imprenditore prendono il sopravvento il breve termine, la competenza specifica e gli obiettivi personali; mentre questo succede nessuno si occupa del lungo termine. Hornet (51 anni) saltando ogni gerarchia aziendale, ha tentato di fare leva sulla vanità e sul desiderio di privilegi dell’azionista di maggioranza per diventare proprietario di parte della scuderia (in fondo Toto Wolf, la sua nemesi, lo è) e per sviluppare maggiormente la parte di sua competenza: avere per la prima volta motori fatti in casa. Marko (80 anni) ha fatto leva sul rapporto storico con la famiglia Mateschitz per tentare un accordo, anche azionario, con Porsche e continuare a sviluppare maggiormente la parte di sua competenza: essere il tutore di Verstappen e lo scopritore di nuovi talenti.
In Formula 1 la competizione è estrema e questo fa sì che tutto succede molto in fretta, tanto in fretta che alla Red Bull ci sono voluti due anni in meno del previsto per arrivare ultima, ma le stesse dinamiche, più lente ma ugualmente inesorabili, si hanno in tutte le imprese familiari quando non si ha una proprietà solida, si abdica al ruolo di imprenditore e si pensa che manager bravi possano assicurare il successo di lungo termine dell’impresa.
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